Cinque subacquei e un idiota – Cronaca di un errore

Cinque subacquei e un idiota – Cronaca di un errore

Per un subacqueo può sembrare scontato, qualcosa di così ovvio che a volte può essere dimenticato. Conoscere le persone con cui si va in acqua è fondamentale.

Durante l’ultima immersione a me e al gruppo con cui mi immergo solitamente, è capitata un’ avventura spiacevole.

La giornata non era delle migliori, nuvole pioggia e vento, ma sia io che ognuno dei miei 4 compagni conoscevamo molto bene il punto di immersione, il mare era abbastanza calmo, il punto di ingresso era ben protetto e avevamo varie opzioni per l’uscita nel caso in cui il mare si fosse agitato nel frattempo.

Mentre preparavamo l’attrezzatura, l’atmosfera era quello di sempre, risate e scherzi tra amici, la routine di gesti ripetuti centinaia di volte, prima di un’immersione fatta già in numerose occasioni.

Forse proprio questo mi ha fatto abbassare la guardia.

Imortanza Buddy (1)Imortanza Buddy (4)

 

La scogliera, a differenza di una normale domenica di giugno era quasi deserta, tra i pochi ad aggirarsi nelle vicinanze c’era un ragazzo che guardandoci da lontano sembrava quasi stesse cercando il coraggio di avvicinarsi, quando alla fine ci viene accanto e ci chiede se per caso fossimo stati componenti di un gruppo di cui non ricordo il nome (primo errore). Abbiamo iniziato a chiacchierare e ci ha spiegato che era lì anche lui per un’immersione, solo che i suoi amici, vista la giornata non proprio estiva, avevano tutti rinunciato. Il discorso è subito andato sui classici argomenti che tanto piacciono ad un subacqueo, siti di immersione, attrezzature, pesci… Alla fine è sembrato quasi naturale che chiedesse “Visto che sono qui, posso scendere con voi?”

Improvvisamente il clima di cordialità si è leggermente incrinato, almeno dentro di me, ma ho fatto di tutto per non darlo a vedere e anche se rispondere con un secco “NO” sarebbe stato scortese, probabilmente sarebbe stata la risposta più onesta. Col senno di poi anche l’unica risposta da dare.

“Certo, puoi venire con noi!”, ho detto. (secondo errore)

Ho avuto modo di lavorare per alcuni anni in un diving , per cui ho imparato nel tempo a cogliere dei piccoli segnali che possono dire qualcosa sulla “personalità subacquea” di qualcuno, era sereno, aveva un’attrezzatura ben curata che ha assemblato con disinvoltura, aveva affermato di avere un brevetto avanzato e che aveva già fatto delle immersioni in quel punto. Tutto regolare quindi.

Ripensandoci, l’unica incertezza l’aveva dimostrata nel momento in cui gli ho spiegato il percorso che avremmo seguito, una volta in acqua avremmo costeggiato la parete a sinistra che raggiunge la profondità massima di 27-28 mt, mentre lui col suo gruppo aveva sempre seguito la parete di destra che non supera i 10-12 mt. Niente di che, aveva solo guardato il mare verso sinistra quasi per istinto e poi aveva chiesto “Quanto rimarrete giù?”, tutto qui. (terzo errore)

Una volta in acqua, sempre a causa del divemaster che è in me, l’ho tenuto sotto controllo per i primi minuti, prima di entrare avevo cercato qualche dettaglio nella sua attrezzatura che me lo avrebbe fatto riconoscere ed essendo l’unico ad avere la bombola nera era facilmente individuabile. Nessun segnale mi aveva fatto sospettare che non stesse a suo agio, aveva un buon controllo dell’assetto e una respirazione regolare, quindi dopo poco ho iniziato ad occuparmi di quello per cui ero sott’acqua, fare fotografie. (quarto e ultimo errore)

Chiunque abbia un amico subacqueo fotografo sa che sono i peggiori compagni di immersione, si allontanano dal gruppo, si attardano, potrebbero trascorrere anche l’intera immersione su un solo metro quadrato di fondale, ma ci sono sempre delle semplici regole fondamentali che non dimentico mai: alzare lo sguardo ogni tanto, non allontanarsi troppo dal percorso stabilito e avere un minimo di pietà per gli amici non fotografi…

Imortanza Buddy (5)Imortanza Buddy (3)

 

Dopo circa 30 minuti di immersione avevamo raggiunto la profondità massima prevista di 28 mt e io che mi era attardato per fare delle foto ad uno splendido spirografo bianco, ho dato qualche pinneggiata più vigorosa per raggiungere i miei compagni.

4 subacquei e non 5. Nessuno dei quali con la bombola nera!

Merda!

Ho immediatamente maledetto me stesso per non aver avuto il coraggio di dire no a quella domanda posta in modo troppo educato.

Ci siamo guardati qualche istante negli occhi, qualcuno ha giustamente avuto dei gesti di stizza, ma la soluzione era solo una, tornare indietro e cercare il subacqueo mancante, di cui non ricordavo nemmeno il nome.

Siamo risaliti a circa 15 mt e tornati indietro seguendo la parete dall’alto in modo che fosse possibile vedere sia il fondale che la superficie, se si fosse attardato, se si fosse perso e se fosse semplicemente riemerso lo avremmo sicuramente visto.

Niente.

Come se non bastasse, intorno ai 10 metri di profondità, c’era una corrente di media intensità che spingeva in direzione contraria rispetto al punto di uscita, niente di particolarmente violento, ma bisognava pinneggiare con una certa forza, giusto quel poco di corrente che in una situazione poco piacevole non fa fare pensieri rassicuranti.

Del subacqueo sconosciuto nessuna traccia.

A quel punto l’unica speranza era quella di ritrovarlo già a riva, asciutto e con l’attrezzatura smontata. Appena fuori dall’acqua ognuno di noi ha continuato a guardarsi in giro e ad allungare il collo verso il parcheggio nella speranza di avvistarlo, ma niente.

La cosa più logica era uscire dall’acqua e cercarlo fuori, reimmergersi era invece la cosa più stupida e pericolosa.

A complicare il tutto c’era il fatto che nessuno di noi ricordava il suo nome, tanto meno sapevamo che macchina avesse per capire se fosse già andato via.

Non volevamo essere allarmisti, pensare al peggio era inutile, ma la situazione era davvero strana, di lui non sapevamo niente. Anche nel caso in cui avessimo deciso di chiamare la guardia costiera cosa avremmo detto? Abbiamo perso uno sconosciuto?

Tolta la bombola dalle spalle abbiamo chiesto ai due ragazzi che lavorano nel bar proprio accanto al punto di uscita se avessero visto un subacqueo uscire dall’acqua da solo, ma niente, entrambi non avevano notato nessuno. Data la giornata ventosa e grigia, c’era davvero poca gente in zona, giusto qualche turista che aveva sfidato il maltempo, anche in questo caso nessuno aveva visto niente, erano tutte persone di passaggio, ma comunque un subacqueo con muta e attrezzatura non passa inosservato tra gente in bermuda e infradito.

Che fare? Eravamo riemersi da circa 20 minuti, il mare iniziava a rinforzarsi spinto dal vento di tramontana che diventava sempre più teso, ma di lui ancora nessuna notizia. A quel punto le opzioni erano 2: chiamare la guardia costiera cercando di spiegare l’assurda situazione o andare a casa per il pranzo domenicale? Quasi sicuramente non sarebbe stato un pasto sereno…

Quindi per quanto la tentazione di mandare al diavolo quello sconosciuto era molto forte, perché non solo ci aveva rovinato l’immersione, ma molto probabilmente ci avrebbe fatto passare dei guai nel caso in cui avesse davvero avuto un incidente, non potevamo andare via come se nulla fosse, consapevoli anche del fatto che ogni minuto avrebbe potuto essere prezioso.

Quando ormai rassegnato ero già con il telefono in mano e convinto che l’unica alternativa era chiamare i soccorsi, è arrivato provvidenziale il proprietario del bar che si era momentaneamente allontanato, la notizia nei pressi della scogliera si era sparsa velocemente “E’ scomparso un subacqueo”, era la voce che correva.

Ebbene il barista aveva visto un subacqueo uscire dall’acqua da solo, avvicinarsi alla sua macchina e andare via dopo poco! Ne era sicuro, perché ci aveva visto entrare in acqua tutti insieme e gli era parso strano che qualcuno stesse andando via da solo.

 

Non potevo credere alle mie orecchie! Questa persona, che da qui in avanti smetterò di chiamare subacqueo, aveva avuto il coraggio di andarsene come se nulla fosse! Anche nel caso in cui avesse avuto in acqua un problema tale che gli avesse impedito di raggiungere il più vicino di noi per avvisare che stava interrompendo l’immersione, con quale coraggio aveva potuto smontare tutto e andare via? Non pretendo che avrebbe dovuto aspettarci, dopotutto eravamo solo stati tanto gentili da farlo venire con noi…ma almeno chiedere a qualcuno di avvisarci che lui stava andando via e che era tutto ok, sarebbe stato davvero il minimo, un’idea che sarebbe venuta in mente a chiunque, ma non a lui.

A voler fare lo sforzo di trovare un lato positivo, posso dire di aver imparato la lezione. Se dovesse accadere ancora una situazione del genere probabilmente sarei molto più attento, dire di no non sarebbe un atto scortese, ma la scelta migliore per lui e per me. Nei diving quando si presenta un nuovo cliente che chiede di fare immersioni profonde vantando esperienza e brevetti, si procede sempre con una prima immersione “conoscitiva” per capire davvero con chi si ha a che fare.

Dovrebbe essere così anche nelle immersioni tra amici, accettare di portare uno sconosciuto in una immersione che richiede una preparazione avanzata è stato un grande errore che sicuramente non ripeterò più

Caro sconosciuto, non so se leggerai mai queste righe, ma se dovesse accadere so che ti riconoscerai, spero davvero di non rincontrarti mai più almeno sott’acqua, s0 bene che in superficie non ti riconoscerei mai, ma ricordo ogni dettaglio della tua attrezzatura e se posso darti un consiglio…rivernicia la bombola!

Se per sfortuna anche il proprietario del bar non ti avesse visto andare via, probabilmente a quest’ora ci sarebbero ancora in giro motovedette ed elicotteri della guardia costiera, decine di uomini e mezzi tutti impegnati a cercare un idiota.

La subacquea è uno sport magnifico con delle semplici regole, una delle quali è non abbassare mai la guardia.

14 comments on “Cinque subacquei e un idiota – Cronaca di un errore”

  1. Fabrizio scrive:

    Scusa, chi era il compagno di questo ragazzo? Ottima applicazione del “sistema di coppia” comunque, non c’è che dire! Fossi un DM eviterei di postare storie come questa, dove la figura del pirla non fa fa il subacqueo inesperto, quanto piuttosto il compagno “esperto” di immersione di questo ragazzo e il DM del gruppo. Secondo punto: In un team subacqueo ci si uniforma SEMPRE all’anello più debole della catena. Sapevate che non aveva mai raggiunto profondità quale quella da voi pianificata, per cui era doppiamente importante stargli accanto in quell’immersione. Terzo punto: il fotografo non va mai per i fatti suoi da solo, anche perchè in caso di emergenza ha anche l’impedimento della macchina fotografica o della videocamera da gestire. Pertanto è l’anello debole del team che non va mai lasciato da solo. Quarto punto: il check con i compagni di immersione, soprattutto se non ben conosciuti e in situazioni un po’ problematiche, va fatto in continuazione, in modo da evitare proprio di perdere il contatto.
    In sostanza direi che certamente quel ragazzo ha sbagliato ad andarsene da solo, ma anche che voi lo avete mollato da solo avete parecchio da rivedere sul modo di gestire il sistema di coppia prima, durante e dopo l’imersione. So to say.

    1. mussoebusso scrive:

      Ciao Fabrizio, ho scelto di raccontare questa storia proprio per questo. Se c’è una cosa che mi hanno insegnato la vita e il mare è riconoscere gli errori e non ho nessuna vergogna ad ammetterlo. Fosse stata un’immersione guidata con un diving non gli avrei mai permesso di venire insieme a noi, ho guidato centinaia di immersioni, portato in acqua sotto la mia responsabilità migliaia di persone, ma la routine delle immersioni tra amici mi ha fatto abbassare la guardia, questo è un errore che può commettere chiunque, anche a subacquei molto più esperti di me… Il senso di questa storia è esattamente questo, ricordare che non bisogna mai distrarsi

  2. Nuovadem scrive:

    Il sistema di coppia non si abbandona mai neanche con uno sconosciuto nel momento in cui perdi il compagno hai fallito l immersione quindi la responsabilità è di entranbi

    1. mussoebusso scrive:

      Ciao Nuovadem, come ho già risposto in un altro commento il senso di questa storia è proprio questo, lavorando nei diving ho guidato in acqua sotto la mia responsabilità migliaia di persone, eppure la prima volta che ho abbassato la guardia, preso dalla routine delle immersioni tra amici ho commesso un errore

  3. Filippo scrive:

    Nessuno al vostro posto gli avrebbe chiesto il brevetto e cmq non sarebbe cambiato nulla, sicuramente lo aveva. Anche conoscere il nome non aiuta molto quando ti perdi un subacqueo e te ne accorgi a fine immersione… Secondo me avete fatto un solo errore, peraltro il più diffuso nelle immersioni ricreative: ignorare il sistema di coppia. Chi era il suo compagno?

    1. mussoebusso scrive:
    2. mussoebusso scrive:

      Ciao Filippo, è esattamente il motivo per cui ho deciso di raccontare questa storia, è stato un errore indotto dalla routine, di sicuro non farò una seconda volta lo stesso sbaglio

  4. Ivan scrive:

    …con “subacquei” sconosciuti non si va mai sot’acqua. Meglio uno secco “NO” che sogni pesanti.
    ATENZIONE!

  5. andrea scrive:

    Beh mi spiace dirlo ma il titolo più corretto è 4 subacquei e 2 idioti perché pur comprendendo che si aspetta tanto tempo per fare un tuffo magari 1 settimana o addirittura 1 mese una volta in acqua non puoi permetterti di trascurare il compagno per fare foto a maggior ragione se non lo conosci e non sai come si comporta in acqua ma anche se conosci il tuo compagno, in ogni caso l’esperienza insegna …… mai più con uno sconosciuto….. ma non credo che sarebbe cambiato molto se avessi perso uno tuo caro amico !!!

    Sottolineo comunque che è ancora peggio andarsene senza neanche aspettare o avvertire gli altri si potrebbe essere passibili in ogni caso di denuncia per procurato allarme !!! oltre che rischiare di prendere 4 ceffoni eheheheh !!!

    Ricordo un caso simile di qualche anno fa, il un gruppo è sceso assieme e di 10 si sono ritrovati in 9 sub sotto, per cui tutti hanno perso tempo a cercare il 10° rischiando tutti la mdd mentre il 10° era tranquillo in barca perché aveva perso il gruppo !!!

    Nonostante tutto non penso che tu abbia agito male quando c’è stato il “problema” …. forse hai peccato nel controllo ma non c’è nulla di peggio di chi non vuole essere controllato o se ne frega e non si comporta da compagno, la coppia la si fa in due …. vedila anche così se dopo che il tuo compagno se ne era andato tu avessi avuto un problema serio ????? chi avrebbe avuto più da rimetterci ????!!!

    Alla fine è andato tutto bene !!! cerchiamo il lato positivo !!!
    Ciao A.A.

    1. mussoebusso scrive:

      Ciao Andrea, grazie per ever espresso il tuo parere. Quello che volevo trasmettere con questo racconto è il rischio della routine. Le immersioni con un diving sono un discorso a parte, le immersioni con gli amici invece possono essere le più rischiose, proprio per il clima di rilassatezza che può fare abbassare la guardia. Vado in acqua 3-5 volte a settimana e gli errori da routine ti garantisco che possono capitare a chiunque, anche a subacquei molto più esperti di me. Non avere vergogna di raccontare piccole storie come questa aiuteranno di sicuro me è magari qualcun altro a non commettere lo stesso errore

  6. Federico scrive:

    Grazie di aver condiviso questa esperienza, è facile giudicare con il senno di poi. L’importante è che questa esperienza sia un monito per tutti nelle future immersioni

    1. mussoebusso scrive:

      Grazie, fa piacere che qualcuno colga il senso di questo post. Tempo fa ho letto l’articolo di un fotografo subacqueo di national geographic, dove raccontava tutte le volte in cui si era ritrovato in situazioni spiacevoli in 20 anni di carriera, ammettendo con grande onestà che in alcuni casi era stato lui stesso, con piccole distrazioni, e provocare quelle situazioni. Io penso che chi non ha mai avuto imprevisti in acqua, non va abbastanza spesso in acqua…

  7. Yme Carsana scrive:

    Ciao, io invece gradisco l’umiltà che ti ha fatto scrivere questa esperienza e renderla pubblica. Sapevo già che ti saresti preso un po’ di merda , ma lo hai fatto lo stesso perché questo sono cose che possono succedere a tutti. Si è sempre tutti pronti a sparare sentenze sugli errori degli altri , ma quando ognuno di noi fa la cazzata é difficile avere il coraggio che hai avuto tu. Per quanto riguarda il sistema di coppia immagino che non ci sia la necessità di commentare ulteriormente: sarebbe come sgridare un bambino che si é fatto male giocando.. inqualificabile il fatto che il
    vostro “nuovo amico” non vi abbia aspettato!
    Per il futuro rifiutati di portare in acqua chi non conosci sopratutto se non ti paga! La responsabilità che ti prendi nell’accompagnare la gente sott’acqua é una professionalità che DEVE essere almeno pagata! Ti ringrazio per averci resi partecipi della tua disavventura perché è solo attraverso gli errori ( che essendo umani facciamo..) che si può migliorare e tu ci hai aiutato a non compierlo in futuro senza dover passare dallo spavento per il quale sei passato tu!

    1. mussoebusso scrive:

      Ciao, grazie mille. Mi fa piacere che tu abbia colto il senso del post. Per rendere meglio l’idea, il gruppo di subacquei con cui mi immergo più spesso mi chiama “Standard”, proprio per la mia rigidità nel seguire tutte le procedure alla lettera quando sono in acqua…e la volta in cui ho abbassato la guardia ho avuta questa spiacevole esperienza.
      In ogni caso, come ho già detto, penso chi non ha mai avuto imprevisti in acqua, non va abbastanza spesso in acqua.

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